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I fenomeni paranormali e il loro significato filosofico

I fenomeni paranormali e il loro significato filosofico

Nelle tradizioni popolari tanti fenomeni prodigiosi, magici, paramistici, sono veramente di casa. Al di là di ogni spiegazione riduttiva (alla De Martino, se vogliamo riferirci al grande etnologo), che li riconduce a meri fattori socio-culturali, quei fatti si danno spesso realmente. Come spiegarli, se non con la parapsicologia? Si tratterebbe, in ultima analisi, di fenomeni paranormali. Una considerazione attenta dei fenomeni paranormali ci porta a concludere che ciascuno di noi è un soggetto psichico, il quale può, in certi casi, distaccarsi dal corpo fisico pur seguitando a vedere, a udire, ad avere una vita emotiva, a ragionare con piena chiarezza (out-of-the-body experiences). I fenomeni di percezione extrasensoriale ci mostrano che il soggetto psichico può conoscere direttamente il pensiero e i moti dell'animo di altre persone (telepatia), o anche fatti del presente, del passato e dello stesso futuro (chiaroveggenza). C'è poi una terza categoria di fenomeni che ci mostrano il soggetto psichico impegnato a muovere e addirittura a plasmare la materia sia del corpo fisico proprio, sia del mondo esterno: ed ecco la telecinesia, la levitazione, l'incombustibilità, i fenomeni luminosi, le stimmate, le ectoplasmie, le varie forme e gradi di materializzazione, gli apponi e gli asporti, le guarigioni spirituali. Si può dire, in sintesi, che una considerazione attenta dei fenomeni paranormali è di estremo interesse per la filosofia: ci mostra che in ciascuno di noi la psiche, diciamo pure l'anima o lo spirito, ha un'esistenza autonoma dal corpo fisico, quindi è assai probabile che gli sopravviva; ci mostra che la materia è non solo plasmabile dallo spirito, ma si riduce, in fin dei conti, allo spirito stesso: ci fa vedere che spazio e tempo sono relativi. Ma non basta: osserviamo l'esattezza e la ricchezza dei dettagli di tantissime pre-cognizioni del futuro. Domandiamoci: è mai possibile che quegli eventi siano pre-cogniti in tutti quei particolari per puro caso? Una probabilità del genere è, tante volte, proprio infinitesimale: cioè, in pratica, inesistente. Questo dovrebbe indurci a concludere che la somma intera delle cose, dei fatti e degli eventi si possa porre in blocco tutta insieme come una realtà, diciamo, quadridimensionale. Ne potrebbe essere simbolo un libro, che racchiudesse - poniamo e diciamo cosi - l'intera storia dell'universo. È un libro che noi andiamo leggendo. Le sue pagine ulteriori ("future"), pur successive, sono in certo modo compresenti a quelle già lette ("passate"). Considerazioni del genere ci consentono di farci un'idea di come Dio stesso conosce: non per la mediazione di organi fisici di senso, ma direttamente per immedesimazione con le cose. Possiamo pure intuire come Dio stesso crea: non come l'homo faber, che prima si costruisce gli strumenti di lavoro, i quali poi gli consentiranno di svolgere una serie di operazioni; bensì come una mente che foggia la realtà nell'atto stesso, immediato, di pensarla. Il nostro spirito viene così introdotto, se non nell'esperienza mistico-religiosa (che appartiene a un livello diverso), almeno in quella che possiamo chiamare l’anticamera di Dio".

Filippo Liverziani


Fonte: www.gravinaoggi.it

martedì 10 marzo 2009

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