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Check-up dell'olio extravergine di oliva
Check-up dell'olio extravergine di oliva
Le ricerche mediche evidenziano che l’olio extravergine di oliva gode di buona salute. Ne è conferma il fatto che la dieta mediterranea, di cui l’olio extravergine di oliva è parte integrante, è in attesa al parlamento di Strasburgo di essere riconosciuta patrimonio dell’umanità.
Per gli importanti aspetti benefici che svolge sulla nostra salute: prevenzione delle malattie coronariche, tumorali e neurodegenerative.
Nel tempo gli studi su olio & salute si sono concentrati soprattutto sul rapporto tra olio e prevenzione delle malattie cardiovascolari, dei tumori e delle malattie neuro-degenerative.
Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari gli studi sono avanzati. Fino ad oggi si pensava che la cardioprotezione derivasse dall’alto contenuto di acido oleico (60-80%) presente nell’olio extravergine di oliva. Ma non è così: in primo luogo, confrontando il contenuto di acido oleico totale della dieta mediterranea con quello delle diete diffuse nei paesi anglosassoni, si nota come la percentuale di questo acido grasso monoinsaturo sia simile. Infatti se nell’area mediterranea si consuma molto olio di oliva, nei paesi anglosassoni un adeguato apporto di acido oleico viene ottenuto attraverso il consumo di cibi ricchi di questa sostanza come ad es. pollo e maiale. In realtà gli studi effettuati hanno rilevato che i benefici di una dieta ricca in acido oleico sono attribuibili alla riduzione dei grassi saturi piuttosto che all’azione dei grassi monoinsaturi sui livelli di colesterolemia.
Gli ultimi studi hanno rilevato l’importanza, da un punto di vista salutistico, dei cosiddetti componenti minori dell’olio extravergine di oliva, i polifenoli, e le linee di ricerca si stanno orientando sempre più verso queste sostanze. I polifenoli sono un gruppo eterogeneo di sostanze con varie azioni biologiche, hanno proprietà antiossidanti, antitrombotiche, antinfiammatorie, evidenziate in modelli in vitro e ultimamente anche in sperimentazioni in vivo. In particolare sono state studiate alcune molecole come l’idrossitirosolo ed oleuropeina che nell’ambito delle malattie cardiovascolari sono in grado di proteggere le lipoproteine LDL dall’ossidazione. Le LDL ossidate rappresentano il primum movens nella formazione della placca aterosclerotica responsabile del restringimento delle arterie e conseguentemente dell’istaurarsi delle patologie cardiache.
Lo studio Eurolive, finanziato peraltro dall’Unione Europea, ha indagato i rapporti tra polifenoli e colesterolo (v. i risultati pubblicati nel 2008 su Annal. Intern. Med). Questo è un trial multicentrico che ha coinvolto 6 centri di 5 paesi europei tra cui l’Italia. Sono stati arruolati (200) soggetti maschi sottoposti ad una dieta con olio di oliva con differenti dosaggi di polifenoli (bassa-media-alta concentrazione). Hanno valutato vari parametri: profilo lipidico e glucidico, colesterolo LDL ossidato, polifenoli circolanti (idrossitirosolo, oleuropeina). I risultati principali sono stati che i vari parametri presi in considerazione miglioravano in funzione della concentrazione dei polifenoli cioè più un olio è ricco di sostanze antiossidanti maggiori sono i benefici sull’organismo.
Oltre alle proprietà antiossidanti di questi composti, sono state approfondite altre attività biologiche che potrebbero svolgere nuovi ruoli nella prevenzione di alcune malattie. Ad esempio l’idrossitirosolo inibisce l’aggregazione piastrinica, riduce la produzione di sostanze pro-infiammatorie.
Altri studi hanno dimostrato poi che l’oleuropeina (polifenolo appartenente alla famiglia dei secoridoidi) è in grado di aumentare la sintesi di una molecola (ossido nitrico) che ha un forte potere battericida da parte dei macrofagi che sono cellule del sistema immunitario coinvolte nella risposta di difesa dell’organismo nei confronti di vari agenti patogeni.
Inoltre è noto che l’oleocantal presente nell’olio di oliva e responsabile della sensazione di pizzicore che si ha in gola quando lo si assume, ha un’azione antinfiammatoria simile all’ibuprofene (molecola farmacologica utilizzata in medicina nella terapia dei processi flogistici). Pur essendo due molecole chimicamente diverse inibiscono la ciclossigenasi COX-1 COX-2 enzima chiave nella formazione di molecole infiammatorie.
L’olio di oliva è anche dietetico: gli studi hanno dimostrato infatti che l’acido oleico viene trasformato nell’intestino in un ormone lipidico (oleoiletanolamide) che contribuisce al senso di sazietà.
Per quanto riguarda i tumori gli studi non sono così avanzati come quelli delle malattie CV perché vi sono delle implicazioni etiche che ne impediscono talvolta la realizzazione.
C’è una stretta correlazione tra dieta e cancro, cioè la dieta è in grado di modulare una maggiore o minore cancerogenesi, in particolare l’elevato consumo di grassi saturi promuove lo sviluppo di alcuni tipi di tumore negli animali da esperimento.
Gli studi epidemiologici dimostrano che vi è una minore incidenza di cancro (per quanto riguarda il cancro della mammella, colon, prostata, utero) nei paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia ove l’olio di oliva è la principale fonte di grassi rispetto ai paesi del Nord Europa.
La ricerca su animali da esperimento ha dato prova dell’effetto protettivo dell’olio di oliva contro il cancro che si esplicherebbe attraverso la prevenzione del danno ossidativo del DNA.
Menendez, ed una equipe dell’ Istituito Catalano di Oncologia, ha condotto di recente uno studio, (pubblicato nel dicembre 2008 su BMC), sugli effetti di composti fenolici presenti nell’olio extravergine di oliva sulle cellule cancerogene mammarie umane. Nello specifico i ricercatori hanno indagato l’effetto di queste sostanze sull’Her-2 un recettore di uno dei più importanti fattori di crescita del tumore della mammella, presente nel 20-30% dei tumori al seno invasivi cioè quelli più aggressivi e con prognosi più sfavorevole. I componenti fenolici analizzati (lignani, secoridoidi) erano in grado di ridurre l’espressione di questo recettore. Ciò significa che viene a mancare l’espressione di uno dei più importanti oncogeni responsabili della trasformazione neoplastica della cellula. Questo studio è molto importante da un punto di vista speculativo perché è riuscito a dimostrare come cellule tumorali che esprimono HER2 possono essere influenzate dall’olio di oliva.
Tali dati vanno poi verificati nelle sperimentazioni cliniche in vivo ed in questo ambito di ricerca non è facile perché i pazienti sono affetti da patologie severe ed invasive.
Un studio tutto italiano condotto dall’Università di Firenze (coordinatrice prof. Brandi) ha evidenziato che, trattando delle colture di cellule umane di cancro del colon con olio extravergine di oliva, si assisteva ad una riduzione della proliferazione neoplastica rispetto alla coltura cellulare non trattata. Anche in questo caso occorre verificare ciò che avviene nell’uomo.
Anche per quanto riguarda le malattie neurodegenerative vi sono prospettive sicuramente interessanti. L’invecchiamento della popolazione è correlato ad una maggiore incidenza di comparsa di malattia di Alzheimer, demenza vascolare, morbo di Parkinson.
L’invecchiamento è il risultato di una disfunzione cellulare causata da processi ossidativi sostenuti dai radicali liberi dell’ossigeno. Il nostro organismo è in parte protetto da agenti antiossidanti endogeni mentre altri vengono assunti con l’alimentazione.
La nostra dieta deve, pertanto, prevedere alimenti ricchi di antiossidanti come frutta, verdura, legumi ed olio extravergine di oliva, associata ad una riduzione dell’introito di grassi polinsaturi. L’olio extravergine di oliva rappresenta il grasso ideale per la sua composizione acidica (ricco di acidi grassi monoinsaturi) e per il contenuto di polifenoli, in particolare l’idrossitirosolo ed oleuropeina, che svolgono anche un’azione inibente su alcuni enzimi coinvolti nelle reazioni che portano ad alterazioni delle strutture cellulari.
Uno studio pubblicato nel 2008, e condotto a Francoforte, ha dimostrato proprietà neuroprotettive dell’idrossitirosolo contenuto nell’olio extravergine di oliva e nelle acque reflue del frantoio.
I ricercatori tedeschi hanno condotto questo studio prima in vitro, aggiungendo a colture cellulari di cervello di topi un estratto di oliva ricco di idrossitirosolo, poi hanno sottoposto le cellule ad uno stress ossidativo (ioni ferro): le cellule trattate con idrossitirosolo reagivano meglio all’insulto (minore riduzione dell’ATP). Hanno condotto la prova anche in vivo sottoponendo i topi ad un’alimentazione per 12 giorni contenente le acque reflue del frantoio. Anche qui hanno rilevato una maggiore resistenza delle cellule nervose allo stress ossidativi.
Sono necessari altri anni di ricerca per capire più a fondo i meccanismi attraverso i quali queste sostanze svolgono la loro azione protettiva nei confronti delle varie patologie ma non si può neppure escludere che a breve si possa avere un’ applicazione farmacologica almeno nel settore cardiovascolare dove gli studi sono più avanzati.
Fonte: www.oliovinopeperoncino.it
mercoledì 1 luglio 2009
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